La Scuola

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II

Scuola di Alta Formazione in Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico "Alberto Varvaro"

Il chiostro

La Scuola di alta formazione in “Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico”, intitolata a un Maestro come Alberto Varvaro, che per oltre quaranta anni ha esercitato il suo magistero presso l’Ateneo fridericiano, intende costituirsi come luogo privilegiato per la formazione di esperti nelle discipline filologiche, paleografiche e codicologiche, avvalendosi dello studio diretto delle fonti manoscritte e a stampa (letterarie, filosofiche, teologiche, e musicali) conservate a Napoli e, più in generale, nelle biblioteche campane. Essa intende fornire anche competenze tecniche e professionali nell’ambito delle digital humanities con particolare riguardo alla filologia digitale (edizioni critiche digitali) e alla conservazione e diffusione del patrimonio librario antico (dall’elaborazione di database per la catalogazione, alla scansione, digitalizzazione, marcatura di immagini, restauro virtuale del patrimonio librario).
La sua istituzione nasce dalla consapevolezza che materia e testo del codice sono aspetti complementari e dinamici di una stessa realtà da indagare nel loro rapporto reciproco e da consegnare a una valutazione unitaria. La Scuola intende rappresentare contestualmente una risposta all’assenza di una simile struttura nel sistema formativo delle Università del Sud Italia.
Essa si ispira all’attività svolta con successo da istituti di rilevanza internazionale come la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, l’Istituto Centrale di Patologia del Libro di Roma, l’Institut de Recherche et d’Histoire des Textes (IRHT), l’Ècole nationale de Chartes di Parigi, l’Université di Namur. In virtù di collaborazioni in parte già esistenti, la Scuola di Alta formazione intende impegnarsi nella creazione di una feconda sinergia con queste prestigiose istituzioni, al fine di costituire una rete internazionale di competenze e professionalità al servizio della conoscenza e salvaguardia del patrimonio librario europeo.
    I considerevoli progressi maturati nell’ambito di discipline che hanno per oggetto la trasmissione materiale del pensiero (scritta, iconografica, musicale), come la codicologia, la paleografia, la storia della miniatura, hanno arricchito considerevolmente le nostre conoscenze sulla storia della cultura e della mentalità. Una serie di aspetti fino a qualche decennio fa quasi del tutto trascurati dagli studiosi, come l’analisi dei supporti scrittori e delle antiche tecniche di produzione, trasmissione e di conservazione del libro, o il sistematico studio delle culture grafiche, o ancora la cura per la mise en page e il rapporto del testo con apparati metatestuali come illustrazioni e commento, hanno mostrato che il libro non è solo un testimone passivo del testo che tramanda, ma anche un’inesauribile fonte di indizi sugli atteggiamenti e le disposizioni culturali, ideologiche, morali e psicologiche di coloro che lo hanno commissionato, realizzato e conservato. Non un mero magazzino di varianti, ma una miniera di storie.
Uno storico, un filologo che non padroneggi i due aspetti complementari del libro, inteso come fonte documentaria e come oggetto materiale meritevole di studio autonomo, difficilmente riuscirà a cogliere il complesso di significazioni di cui è portatore, a comprenderne il contesto e a farne oggetto di una critica consapevole. Inoltre, non tenendo conto dell’oggetto nella sua materialità, trascurerebbe tutta l’umanità del libro: l’autore e le sue redazioni, il dedicatario o il committente, i copisti e i miniatori, il rilegatore, il librario, i possessori, il bibliotecario, il lettore, l’usuraio e il ladro.

Se il valore scientifico di un simile approccio è ormai universalmente riconosciuto tra gli studiosi, mancano ancora, soprattutto nell’università del Sud Italia, e in particolare a Napoli, città pur ricca di antichi fondi librari, istituti per la formazione di professionalità specialistiche in questo campo.

La sede della nuova Scuola potrà auspicabilmente trovare ospitalità nella Biblioteca Statale Oratoriana del Monumento Nazionale dei Girolamini di Napoli, che, prima delle recenti razzie, raccoglieva un patrimonio librario di più di 150.000 unità, tra i quali 514 manoscritti, un imprecisato numero di pergamene e carte sciolte; 137 stampati musicali, oltre 120 incunaboli, 5.000 edizioni del Cinquecento, 10.000 edizioni rare e di pregio, 485 periodici, una quantità non ancora determinata di microfilm e ritratti. Tale straordinario patrimonio, non sufficientemente valorizzato per l’assenza di attendibili inventari e di accurate descrizioni, è tuttora privo di un’adeguata catalogazione e di un mirato programma di preservazione delle sue unità: ciò che lo ha reso vulnerabile a una scandalosa depredazione protrattasi nel tempo. La Biblioteca, pertanto, sarà la prima a beneficiare dei saperi e delle competenze che la Scuola intende promuovere.

Gli allievi della scuola, infatti, in collaborazione con i docenti del comitato scientifico e con altri tutor e supervisori potranno essere impegnati nella realizzazione di un nuovo catalogo dei manoscritti presenti ai Girolamini che aggiorni, integri e sostituisca l’ormai datato e incompleto catalogo di Enrico Mandarini risalente al 1897; nella digitalizzazione del materiale librario più pregiato, grazie anche alla possibile disponibilità di potenti strumenti tecnologicamente avanzati, che potrebbero essere collocati presso la sede della Biblioteca; in una prima invetariazione e collocazione dei libri posseduti dalla Biblioteca in collaborazione con personale bibliotecario: condizione quest’ultima imprescindibile per una riapertura della Biblioteca. Come è ovvio, quest’ultima attività avverrà con la supervisione e nell'interesse (anche)  dell'autorità giudiziaria, dal momento che, come è noto,  la Biblioteca è tuttora in sequestro, perché si sta tentando di ricostruire e censire le cosiddette mancanze, finora non compiutamente individuate proprio per la mancanza o il mancato aggiornamento dei cataloghi.
Nell’inventariazione del materiale librario potranno essere coinvolti anche gli studenti dei Corsi di Laurea Magistrale di area umanistica, che potrebbero conseguire così i CFU di Ulteriori conoscenze previste dagli Ordinamenti dei Corsi di Laurea. Una tale esperienza permetterebbe agli studenti di avvalersi di modalità didattiche alternative, per così dire laboratoriali, di acquisire sul campo competenze ben definite e contestualmente di offrire un servizio alla collettività.
Negli anni successivi il modello sperimentato sul patrimonio librario dei Girolamini potrebbe essere esteso ad altre biblioteche napoletane e campane, favorendone la più approfondita conoscenza e valorizzazione.
            

 

Prodotti di ricerca  e di diffusione della conoscenza previsti nell’arco di 2-4 anni:

- Inventariazione del materiale librario posseduto dalla Biblioteca Oratoriana dei Girolamini

- Catalogo digitale e cartaceo dei manoscritti posseduti dalla Biblioteca Oratoriana dei Girolamini (descrizioni codicologiche, paleografiche, filologiche e linguistiche)

- Digitalizzazione dei manoscritti posseduti dalla Biblioteca Oratoriana dei Girolamini

- Catalogo digitale e cartaceo degli incunaboli posseduti dalla Biblioteca Oratoriana dei Girolamini (descrizioni bibliologiche, filologiche e linguistiche)

- Digitalizzazione di una selezione di incunaboli e cinquecentine posseduti dalla Biblioteca Oratoriana dei Girolamini

- Seminari e giornate di studio sul patrimonio librario e sull’intero complesso monumentale dei Girolamini

- Esposizioni anche digitali del patrimonio librario con percorsi didattici rivolti a livelli differenziati di fruizione

- Mostra inaugurale sulla visualizzazione della Commedia e dei classici latini con percorsi didattici rivolti al territorio e alle scuole (valorizzazione dei due più preziosi codici conservati ai Girolamini: il Dante del ms. Filippino e il Seneca tragico). La mostra, già in avanzata fase di progettazione, curata di Andrea Mazzucchi e Chiara Renda, rappresenterà l’occasione per portare all’interno del complesso dei Girolamini un pubblico ampio, favorendone così una più consapevole fruizione.