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Gli incunaboli della Biblioteca Universitaria di Napoli. Catalogo

Allestito durante la fase più difficile della pandemia di Covid-19, il catalogo degli incunaboli della Biblioteca Universitaria di Napoli è il secondo risultato conseguito dalla Scuola di alta formazione "A. Varvaro" in Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico.

Il volume che vede ora la luce, frutto dello strenuo impegno degli allievi della Scuola e di alcuni dottorandi della Scuola Superiore Meridionale coordinati da Giancarlo Petrella, dischiude per la prima volta agli studiosi e alla collettività uno dei fondi incunabolistici numericamente più ricchi e storicamente interessanti del patrimonio librario napoletano.

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Pur defraudata per regio decreto della corposa collezione di oltre quattrocento incunaboli che nel 1812 il marchese Francesco Taccone aveva assegnato all’istituenda biblioteca pubblica assieme all’intera sua magnifica raccolta di edizioni a stampa, nei decenni successivi la Biblioteca Universitaria riuscì a rastrellare un numero altrettanto ingente di edizioni quattrocentesche. Da dove giunsero? L’analisi autoptica dei circa 450 esemplari oggi conservati – e qui per la prima volta descritti nei loro aspetti materiali (legatura, decorazione, interventi manoscritti d’uso e di possesso) – consente di intravedere la progressiva formazione e l’accrescimento del fondo incunabolistico, oltre che ricostruirne in filigrana le storie parallele.

Attraverso un percorso sistematico di rilevamento delle tracce di provenienza che delinea modalità e diacronie nel processo di sedimentazione libraria, riaffiorano frammenti delle soppresse biblioteche religiose (il Collegio Massimo dei Gesuiti, San Domenico Maggiore, San Giovanni a Carbonara, le Clarisse di Donnaregina, ma anche i conventi della Provincia), reliquie di una dispersa raccolta papale settecentesca e piú corposi lasciti di colti giuristi e collezionisti napoletani.

Note di lettura e marginalia manoscritti, dietro i quali affiora il volto di alcuni dei protagonisti del cenacolo umanistico napoletano quattro-cinquecentesco, apportano importanti e impreviste acquisizioni sul fronte del libro postillato. Tale catalogo, a lungo atteso anche ai fini dell’accertamento patrimoniale del posseduto, restituisce una messe significativa di nuovi dati utili a delineare la circolazione, consultazione e conservazione del libro a Napoli tra Rinascimento ed Età moderna.

Gli incunaboli della Biblioteca Universitaria di Napoli. Catalogo, a cura di Giancarlo Petrella, premessa di Andrea Mazzucchi, presentazione di Maria Lucia Siragusa e Raffaele De Magistris, Roma, Salerno Editrice, 2022.

 
 

Gli incunaboli della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini. Un primo catalogo

Il catalogo degli incunaboli della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli, pur ancora parziale, è il primo risultato della Scuola di Alta Formazione in Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico.

Frutto dell’impegno dei venti allievi della Scuola coordinati da Giancarlo Petrella, il catalogo restituisce un primo segmento del secolare patrimonio della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, disvelando agli studiosi e alla collettività, per la prima volta in assoluto, ventisette degli oltre cento incunaboli che le fonti storico-bibliografiche interne testimoniano si conservassero tra le mura del complesso. Un percorso tanto suggestivo quanto atteso tra le pieghe della più antica biblioteca napoletana, che delinea modalità e diacronie nella formazione del fondo librario dei Girolamini.

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Lo scavo nei cataloghi storici – dal piú antico del 1677, testimone bibliografico dell’originario fondo Filippino, a quello compilato da Alfonso Patturelli nel 1875 – consente di stilare, pur in absentia librorum, un elenco assai attendibile dei circa 120 incunaboli posseduti dalla Biblioteca prima del 2012 (prima, insomma, dell'odioso saccheggio ai danni del patrimonio librario del complesso), avviandone una necessaria destratificazione.

Attraverso tale sentiero bibliografico emerge il sostanziale contributo, nell’ordine di una trentina di edizioni, molte delle quali manuziane, offerto all’incremento della dotazione incunabolistica Oratoriana dalla collezione del giurista napoletano Giuseppe Valletta (1636-1714), che i Girolamini acquisirono nel 1726. Pur circoscritta ai soli 27 incunaboli rimasti o riassegnati con sicurezza alla Biblioteca, l’indagine ha portato in superficie ben 17 esemplari mai censiti nei piú noti repertori bibliografici quattrocenteschi (IGI, ISTC), con un già sostanzioso incremento alla conoscenza del patrimonio incunabolistico Oratoriano. Degno di attenzione è soprattutto il recupero di un terzo esemplare pergamenaceo, l’unico oggi noto in Italia, dell’Officium Beatae Mariae Virginis stampato a Napoli nel 1487 dal tipografo di origini tedesche Christian Preller, impreziosito da un raffinato apparato decorativo di matrice probabilmente napoletana.

La registrazione delle molteplici tracce depositatesi sulle pagine restituisce infine la reale dimensione storica dei singoli esemplari, nella complessità delle loro relazioni diacroniche e delle idiosincratiche peculiarità, ricostruendone, fin dove possibile, i tragitti percorsi dal momento in cui uscirono dalla tipografia fino al loro arrivo sugli scaffali della biblioteca.

Gli incunaboli della Biblioteca oratoriana dei Girolamini. Un primo catalogo, a cura di Giancarlo Petrella, con una premessa di Andrea Mazzucchi e una presentazione di Vito De Nicola, Roma, Salerno Editrice, 2019.